|
\\ Home
...a grande richiesta (de chi non saprei) il blog riapre ai commenti liberi, sarà buona norma semplicemente aggiungere il proprio nick, tanto per capire chi scrive. fatene buon uso.
Articoli
Di Admin (del 20/11/2008 @ 16:09:31, in Luciano, linkato 56 volte)
(ANSA) - ROMA, 20 NOV - Dopo la vittoria nel derby di domenica scorsa 'si lavora sicuramente meglio e c'e' piu' serenita''. Parola di Luciano Spalletti. Il tecnico della Roma ha spiegato che 'le modifiche del modulo di gioco sono state una iniezione di fiducia perche' i risultati confermano che possiamo giocare in questa maniera: adesso, come rendimento, siamo sotto le nostre possibilita' ma continueremo a lavorare perche', secondo me, c'e' possibilita' di migliorare'.
Di Admin (del 13/11/2008 @ 16:11:32, in Luciano, linkato 81 volte)
Da quel gol contro l'Inter del 18 dicembre del '99 che gli ha cambiato la vita agli allenatori, passando per le donne, la scuola e, soprattutto, il pallone. Antonio Cassano si racconta in un'autobiografia dal titolo «Dico tutto», in uscita il 19 novembre prossimo e di cui il quotidiano «Libero» ha pubblicato alcuni stralci. «Se quel Bari-Inter non ci fosse stato sarei diventato un rapinatore, o uno scippatore, comunque un delinquente - ammette candidamente Cassano - Molte persone che conosco sono state arruolate dai clan. Quella partita e il mio talento mi hanno portato via dalla prospettiva di una vita di merda».
Anche perché di lavorare non voleva proprio saperne. «Ero povero, ma tengo a precisare che nella mia vita non ho mai lavorato - racconta - Anche perché non so fare nulla». «A oggi mi sono fatto 17 anni da disgraziato e 9 da miliardario - un altro passaggio - Me ne mancano ancora 8, prima di pareggiare». Poi le donne («ne ho avuto tra 600 e 700») e gli allenatori, da Fascetti («l'unico con cui non ho mai scazzato») a Gentile («lo detestavo»), da Spalletti («gli ho detto "mica stai allenando quelle schiappe che avevi all'Udinese, questa è mica casa tua, è casa mia"») a Capello («A Tarragona mi fa scaldare per tutto il secondo tempo con Ronaldo. Nello spogliatoio gli dico "sei un uomo di m...., sei più falso dei soldi del monopoli") passando per Del Neri («non si capiva un c... di quello che diceva»). E non manca la spiegazione della lite con Totti: tutto nacque quando furono entrambi ospiti di Maria De Filippi e il capitano giallorosso si prese, secondo il racconto di Cassano, l'80% del compenso.
Di Admin (del 06/11/2008 @ 16:28:12, in partite, linkato 69 volte)
Ovunque io andavo mercoledì la gente che incontravo mi chiedeva: ma che vai allo stadio stasera? Con questa pioggia ma chi te lo fa fare? Ma poi ancora regali i soldi a ‘sti viziati mercenari?
A queste domande io di solito rispondo a brutto muso, io ce vado sempre allo stadio è una cosa a cui non riesco a rinunciare, mi piace, mi diverte sia il prima che il dopo.
Ma la verità che questa volta un po’ ho tentennato, naturalmente avevo già il biglietto, ma le sensazioni erano veramente brutte, la Roma era inguardabile e il Chelsea sembrava veramente una squadra imbattibile.
Ma invece alla fine sono andato come un amante fedele, anzi prima, siamo anche andati a mangiare dal peggio dei laziali, che non appena c’ha visto c’ha detto: “Tranquilli belli mia questa sera uscite dalla crisi” e già, ce tocca pure senti li cugini, erano anni che non parlavano.
Poi sono entrato allo stadio ed ho visto lo solite facce, quelli che ce stanno sempre un po’ tesi, demoralizzati, ma li è scattato qualcosa; forse orgoglio, forse disperazione, forse i pochi inglesi presenti, forse una Roma più compatta, ma ho cominciato a pensare che era arrivato il momento di uscire da questa maledetta crisi.
E che nessuno si sente offeso, ma la vittoria di mercoledì sera è tutta per quei tifosi che non mollano mai, che si incazzano, litigano, stanno seduti al loro posto allo stadio anche dopo lo 0 a 4, oppure soffrono davanti alla tv quanto a Torino gli cantano serie b serie…….ma poi hanno sempre la voglia ed il coraggio, di andare allo stadio a sostenere la Roma anche se la squadra da affrontare è la più forte d’europa e con la quasi certezza di vedere un'altra sconfitta!
Ed è difficile per me raccontarvi quanto e come abbiamo esultato (ho ancora i lividi dappertutto i nuovi sedili so comodi ma so difficili da scavalcare per lanciarsi su quello davanti), certo vorrei anche parlare del 4 4 2 o del 4 3 1 2, cambiato dopo tre mesi de sconfitte e umiliazioni, di Matteo Brighi a cui non verrà mai urlato contro vai a lavorare, perché lui lavora sempre, di Mirko Vucininic chiamato qua sopra fruttivendolo, che è vero che si impegna quando dice lui ma è anche vero che per la prima volta ha giocato non sulla linea del fallo laterale ma al centro dell’attacco, di Cicinho che con un compagno davanti che lo copre può spingere e giocare molto meglio, ma io non mi fido io volo basso e per Bologna sono ancora terrorizzato.
Ma con questo pezzo volevo solo raccontare, una gioia infinità la felicità anche di una sera sola, di un popolo sempre presente, sempre fedele.
Cicero
Stiamo colando a picco, e senza il tempo di tirare fuori le scialuppe. La cosa che fa più paura? il silenzio assurdo di tutti i protagonisti di questo sfacelo. I giocatori non parlano, a parte Panucci che c'ha ripetuto che ora risolvono tutto in 10 giorni, l'allenatore ha messo su un disco e dice sempre le stesse cose. E ogni volta ci tiene a pronunciare una mezza frasetta sugli acquisti estivi: se ad agosto si fosse dimesso a causa del mercato di quest'anno, o se perlomeno invece di mezze frasi, si fosse incazzato sul serio, avrebbe fatto un figurone e avrebbe dato una bella scossa alla società.... leggi(read)...
visto che con ogni probabilità questi sono gli ultimi giorni de sto sito, proviamo a chiudere in bellezza. sarebbe bello che la roma ci facesse un bel regalo in champions e visto che qui, purtroppo, nessuno prende i soldi da nessuno, che qualcuno, chiunque faccia il miracolo e ci faccia ritrovare una roma. non la migliore ... basterebbe una roma qualsiasi. brutta, sporca ... ma una roma. e poi ... che sarà sarà ...
Si sente a rischio. Ha mai pensato di dimettersi?
«Non ci ho pensato, neanche in questo ore perché amo troppo il mio lavoro. Quando mi mancherà questa volontà di far bene, darò le dimissioni. Se a chiedermelo è la società, è un conto. Quando le cose sono andate bene, non sono andato a riscuotere nulla. Non ho debiti con nessuno. Ho fatto il mio lavoro con massimo della professionalità. Non ho voluto contratti diversi quando ho vinto. Si porta avanti la situazione con professionalità».
... leggi(read)...
Di Admin (del 23/10/2008 @ 10:29:41, in Luciano, linkato 166 volte)
A mio parere ieri è stata la partita in cui il nostro mister ha dimostrato tutti i suoi limiti malgrado sia stata forse la miglior partita dell'anno, e questo perchè dopo 4 mesi ha detto e spiegato bene e strillato anche in campo, ai due terzini ed ai due esterni alti di non scendere sempre e soprattuto non insieme e li ha costretti a rimanere più coperti! Ha schierato Brighi, in una Roma cosi malata a me uno che mette il piede in ogni contrasto me sembra indispensabile, non a caso le migliori prestazioni o meglio le meno peggio le abbiamo fatte con lui in campo, ma ha messo finalmente una squadra con i comportamenti giusti come dice lui e per quasi tutta la partita abbiamo tenuto testa alla squadra più forte d'europa!! Detto questo, ora ci dovrebbe spiegare quello che ride in tutte le interviste del dopo sconfitta perchè non abbiamo giocato cosi con l'inter?? A mio parere se giocavamo cosi vincevamo facile, per non parlare di Siena dove tutti e due i nostri terzini stavano sistematicamente oltre la metà campo, in modo da permettere a Maccarone e frick, di fare quello che gli pareva, perchè ieri Maluda e kaluo non l'hanno fatto?? Cicinho e Riise ieri hanno giocato più dietro e attenti a difendere, je l'ha chiesto il mister o l'hanno fatto da soli??? Ora dopo 6 sconfitte stagionali, dobbiamo andare a Udine, giocheremo coperti finalmente, o ci rimetteremo a giocare come al solito anche se è palese che quest'anno non ci riusciamo? Perrotta e Taddei ho paura che non torneranno mai più quelli degli ultimi due anni, perchè insistere a farli giocare sempre uguale?? Tanto con il Totti che ho rivisto ieri (Che Dio lo benedica), possiamo fare un gol in qualsiasi momento, ed allora tutti dietro come ieri raspiamo e portiamo a casa qualche punto, e per favore mister non ridemo se perdemo......... a me me rode tanto er culo!! Ieri i tifosi della Roma hanno dato un altro esempio meraviglioso di tifo, e credo che il portoghese allenatore dell'inter sia stato sincero, come è stato sincero e bravissimo Marianella di sky, che ha parlato dei tremila in continuazione definendoli il meraviglioso popolo giallo&rosso, per poi commentare un passaggio smarcante di Totti come un mojito in riva al mare! Ora più che mai daje Roma daje..........che sarà sarà ovunque ti seguirem ovunque ti sosterrem....che sarà sarà!!!
Cicero
Di Admin (del 22/10/2008 @ 10:18:05, in varie, linkato 64 volte)
Josè Mourinho non dimenticherà mai l'Olimpico di domenica sera. Il tecnico portoghese è rimasto colpito dalla dimostrazione d'affetto dei tifosi giallorossi che, nonostante la sconfitta per 4-0, hanno tributato applausi alla squadra durante e al termine della sfida. «È una cosa che non dimenticherò - ha dichiarato l'allenatore dell'Inter in conferenza stampa e come riportato da corrieredellosport.it, alla vigilia della sfida di Champions con l'Anorthosis - è stata una manifestazione bellissima che deve essere un esempio per tutti. Spero che la gente la ricordi».
Di Admin (del 21/10/2008 @ 14:12:56, in Luciano, linkato 479 volte)
Di MINO FUCCILLO
Con pazienza, senza cercare “un” colpevole. Con responsabilità, senza dividersi in bande, ciascuna con il “suo” innocente. Con calma, perché non è questione di giorni o settimane. Con affetto, e non c’è bisogno di spiegare il perché. Con il tempo e con un po’ di soldi, da trovare entrambi restando ancora un po’ in Champions quest’anno e provando a starci anche la prossima stagione. Con il coraggio di correre qualche rischio vendendo e comprando. Con la fantasia di cercare gente fresca, di testa, di piede e di nome. Con tutto questo e non trascurando nulla di tutto questo, una squadra da rifare nei prossimi dieci mesi. Squadra da rifare nuova, perché quella vecchia da aspettare non c’è più e, se c’è, non basta più. Proprio la partita con l’Inter lo ha dimostrato: non è stato un crollo, una buca in cui si è caduti, è stato invece un limite, un muro contro il quale si è sbattuto. Non è stata la peggior Roma di questo campionato, è stata, più o meno, quel che la Roma può essere in questo campionato. Prima di essere devastata da un’Inter “devastante” (la definizione è di Totti), non era stata soltanto una brutta Roma, non tutta almeno. Fino a che si è giocato, un po’, solo un po’ di buona Roma c’era stata. Qualcuno giocava molto bene: Totti. E non è un complimento d’ufficio: temevo, nelle sue condizioni, potesse essere alla lunga un peso, è stato dal primo all’ultimo dei suoi minuti giocati, il più bravo, l’unico ad alto livello. Qualcuno giocava benino, il solito De Rossi. Qualcuno in maniera insufficiente ma dignitosa, Juan. Qualcuno in modo appena sufficiente, Aquilani, Doni. Qualcuno un po’ meglio del suo solito, Riise. Qualcuno peggio del solito, Cicinho. Ma gli altri, esclusi i cambi del secondo tempo che sarebbe scorretto giudicare, hanno ormai chi tecnicamente, chi fisicamente, chi caratterialmente, consolidati limiti oltre i quali non vanno. E, con loro, oltre la squadra non va. Eppure, nonostante quattro o cinque uomini da cambiare nei prossimi dieci mesi, non tutto è perduto. Andato, svanito, per chi ancora ci credeva, il sogno di combattere per il primato. Ma il campionato resta scalabile per quello che oggi è il nostro Everest, il quarto posto finale. Si potrebbe ancora tentare, ad alcune condizioni. Qualcuno ha detto l’altra sera in tv: “la Roma deve rendersi conto che non è più quella di prima e giocare di conseguenza”. Ecco, questa è la prima condizione: prendere atto che non si è più la seconda squadra più forte del campionato. Anzi, prendere atto che una forza tecnica non sopravvive ad una diffusa debolezza e usura fisica. Insomma, ci sono giocatori che “hanno dato”. Molto e bene, ma hanno dato e non sono più in condizione di dare ancora. Due tra tutti, Perrotta e Taddei. Altri due, in forma e responsabilità diverse, non reggono al compito che è stato loro assegnato: Loria non impedisce agli avversari di far gol, Vucinic non è Ibra e neanche Amauri e neanche qualcosa di meno. Non sono questi quattro i quattro responsabili dell’apocalisse ma, senza il miglior Perrotta e il miglior Taddei, eternamente aspettando Vucinic là davanti e sempre tremando per Loria là dietro, la Roma dal gioco fino non si può fare. Dice Spalletti in tv quel che un allenatore deve dire in queste circostanze parlando in pubblico, dice di “disattenzioni”. Spero che non ci creda davvero: non è perché si è disattenti che si perdono due contrasti su tre e si sbaglia un passaggio su due. Non è per disattenzione che si subisce l’avversario più “tosto”, e non stiamo certo parlando solo degli interisti. Farò, solo per capirci e non per dare ridicole indicazioni di mercato, qualche esempio. Servono alla Roma nei prossimi dieci mesi, tra gennaio e agosto 2009, giocatori che siano per il futuro quel che per il passato sono stati Perrotta, Taddei, Mancini, Tonetto. Invenzioni, intuizioni, progetti. Giocano nel nostro campionato non solo gli Ibrahimovic, ma anche i Maggio e gli Jovetic. Ecco, serve gente così. Non questi, ovviamente non proprio questi che ormai altri li hanno presi e valorizzati, ma gente del tipo, gente che rimpiazzi in campo e non allunghi la panchina, sostituisca il sangue e non allunghi il brodo. Cambiare le ruote al treno in corsa non è mai facile e ci sono almeno due cose che impediscono alla Roma un pit-stop: la situazione finanziaria della società e le aspettative dei tifosi abituati ad un rango da grande squadra. Allora bisogna guidare sapendo che le gomme sono usurate, non saltare sui cordoli, cercare di arrivare in fondo al Gran Premio aspettando il prossimo per provare a tornare sul podio. Appunto, la squadra da rifare. Succede, è una fatica e una scommessa, ma succede. Non necessariamente coincide con dramma e rovina, il calcio ricomincia sempre. Squadra da rifare, e non è la delusione tifosa che parla e inonda questa lettera, al contrario è la serena speranza tifosa di un nuovo inizio. Nuovo inizio con cui non abbiamo appuntamento né a Londra né a Udine. Anche se non perdiamo in nessuno de prossimi due campi di gioco, anche dovessimo vincere in entrambi, non sarà quello il nuovo inizio. I punti in classifica da prendere contro il Chelsea e l’Udinese sono il cibo e l’aria per cominciare il lungo cammino dei dieci mesi per rifarla la Roma.
Di Admin (del 20/10/2008 @ 13:23:09, in Luciano, linkato 77 volte)
(di PAOLO MARCACCI - da Il Fotogramma su Il Romanista del 20710708). Solo una nota a margine e nulla di più, stavolta, che le cose importanti sono state altre, certamente e tutte brutte, tranne una che si chiama Totti, ma questo non fa notizia da una vita. La nota a margine è un sorriso di Luciano Spalletti, a trentadue denti, con la rilassatezza tipica di
chi non ha la benché minima tensione da smaltire, quasi fosse una di quelle amichevoli estive in cui i ragazzini di provincia ti stanno attorno, taccuino alla mano, o un’infrasettimanale a Frosinone, quando tutto è gradevole e ci si mette d’accordo perché nessuno prenda calci. Purtroppo però era Roma-Inter, settima giornata, settanta giri di lancetta circa scanditi da quattro goal incassati, di cui tre in undici minuti undici. Quando l’avversario smette di insultarti, è il segno che, almeno nella storia di una partita, si è toccato il punto di non ritorno: “Spalletti facci un saluto” comincia allora ad invocare il settore ospiti, estemporanea iniziativa dei supporters nerazzurri increduli anch’essi di come stessero passeggiando i loro beniamini. E a quel punto passeggiavano davvero tutti, anche Spalletti che, sentita l’invocazione, ha alzato la mano sorridendo divertito. Questi i fatti, ci si può dividere sulle considerazioni, perché sarà pur vero che il fair play si nutre soprattutto di gesti inconsueti, però quando stai sotto di quattro, con le palle che ti girano a mille e la rabbia che si è venuta tramutando in rassegnazione, mentre la tua gente fa il vuoto attorno perché fiaccata dall’incredulità, forse il sorriso compiaciuto all’avversario è fuori luogo, per quanto cavalleresco, anche perché non c’è peggior forma di irrisione di quando si inizia ad inneggiare all’avversario in segno di scherno: vuol dire che in quel momento non fa neppure più paura, che non è più avversario. Allora, sarà pure originale rispondere al saluto, ma pure tanto inappropriato: nei confronti di chi paga, a tutti i livelli.
|
|
Ci sono 1 persone collegate
CONTATTACI 
|